mercoledì 22 luglio 2015

Il racconto - racconto breve noir (Dellastiara, ep. 20)

La scala porta nel buio. Qua e là alcune lampadine tentano stoicamente di tenere lontane le tenebre, ma è come se la luce temesse di allontanarsi dalla sua fonte. Rimane lì, avvinghiata al bulbo di vetro, senza penetrare l’oscurità.
Il corridoio mi conduce ad una porta di legno. Le assi antiche sono sconnesse ma tenute insieme da rugginosi giunti di ferro. Non è chiusa a chiave. Spingo con la punta delle dita il pannello, temendo il lamento dei cardini, ma tutto accade nel silenzio più inquietante.

Dietro di me il respiro ansante del prete, che mi ha seguito contro la sua volontà, carico dell’incerta sua fede, che sembra non bastargli per difendersi dall’ignoto.
Chiude la fila il buon Rambaldi, che mi ha scortato fin qui.
- Rambaldi, -  sussurro.
- Comandi! - risponde con tono troppo alto.
- Rimani qui e stai all’erta. –
- Comandi! – risponde l’agente, sfoderando la pistola d’ordinanza mai usata.
Oltre la porta una luce tremula e calda. Mi immergo in quell’ambiente alieno. Sulla spalla sento la mano di Don Giulio, ma non capisco se stringe per farmi coraggio o se per il terrore che prova.
Estraggo anch’io l’arnese dalla fondina sotto la giacca. Tiro il mio respiro.
Lento.
Profondo.
Muovo qualche passo incerto in quell’antro d’altri tempi e finalmente lo vedo.
Lo riconosco al volo. È lui. È il Nemico.
L’uomo in piedi nel sotterraneo si volta. – Finalmente – dice. Poi vede il prete e comincia a ridere. Di brutto! Una risata profonda, di pancia, che mi mette in imbarazzo. Dice qualcosa tra le risa, ma non afferro. Sembra incredulo, quasi esterrefatto, soprattutto della presenza del sacerdote, che io avevo portato per combattere.
Quando si riprende ha gli occhi pieni di odio. – Non capisci. – mi dice.
No, cazzo! Non capisco. Però devo fermarlo.
Quando lui si sposta di un passo ti vedo steso a terra. Nudo, pieno di tagli e ferite. Noto anche il disegno sul pavimento, che è un pentacolo ornato da segni mai visti prima. Simboli agghiaccianti, simboli ultraterreni, che mi parlano di distanze siderali e luoghi persi nel nero Abisso.
Distolgo lo sguardo e vedo che i suoi occhi sono fissi su di me Trasudano rabbia e ferocia.
- Se speri in un monologo da epilogo horror non hai capito nulla, tenente.- dice avvicinandosi. Tende verso di me le mani bianche, come quelle di un cadavere. Gli occhi brillano nelle orbite incavate.
È velocissimo! Mi afferra il collo e comincia a stringere.
- Davvero non capisci?- La voce è gelida, come se provenisse dalle profondità dell’inferno stesso. – Io non sono di questo mondo. Sono qui non per mia volontà. In te c’è qualcosa che io riconosco. Un’eco. Un’assonanza. Siamo legati in qualche modo. –
Con una ginocchiata all’inguine riesco a liberarmi.
-Certo che siamo legati. Io sono il buono e tu sei il cattivo - rispondo – Quando ti sbatterò in prigione il nostro legame si spezzerà. Ti piace come finale di film horror? -
Senza una parola il Nemico tenta ancora l’assalto.
- Fermo o sparo! – grido sentendomi un idiota. Ovviamente non si ferma.
Solo quando realizzo che si tratta di me o di lui, premo il grilletto. Due colpi. Cazzo non avevo mai ucciso nessuno prima. Non è come nei film americani, sai? Bang! E lo colpisco alla pancia. Bang! Dritto al cuore.
Quel maledetto cade schizzando sangue dappertutto. È stato terribile.
Quando il corpo smette le convulsioni mortali trasuda un’ombra. Le poche luci della stanza si affievoliscono ancora di più. Sento accanto a me il prete che già da un po’ stava salmodiando  una delle sue cantilene medievali. Poi tace e mi guarda.
- Perché mi devi costringere a farlo ancora? Eh, tenente? –
Don Giulio mi parla, ma nella sua voce c’è il timbro nero del Nemico. È entrato nel prete. Lo possiede. Lo comanda come una marionetta.
D’un tratto il suo viso si distorce. La faccia diventa blu, paonazza. Don Giulio o il Nemico o quel che è si mette le mani sul cuore, stringendo con forza il petto. Poi stramazza a terra.
Di nuovo vedo quell’ombra nero trasudare da Don Giulio. È una specie di vapore, che vaga per la stanza come una malvagia nuvola. Sento un’ondata di odio misto a tristezza provenire da quella cosa. So bene che è assurdo. La nuvola cerca di avvicinarsi a te, che sei ancora lì inerme sul pavimento, poi punta verso di me e infine sembra disperdersi. Non ho visto se è scomparsa o fuggita.

Le sirene della ambulanze e delle volanti si avvicinarono urlando il loro avvertimento alla gente ignara. Stridettero le gomme nel vomitare uomini e attrezzature. Il prode Rambaldi dal sommo della scalinata d’ingresso al palazzo fece incanalare la fiumana di agenti verso il luogo del delitto.
Poco discosti da lui due figure rimanevano sedute sugli ultimi scalini, con le schiene appoggiate al muro di travertino smangiucchiato dal tempo. Due uomini che stavano vicini, per trovare un poco di conforto l’uno dall’altro. Le facce illuminate ad intermittenza di blu e rosso e arancio tradivano una profonda stanchezza e una grande inquietudine. Il vociare aveva distrutto in breve tempo quell’angolo di sommesso silenzio nel quale si erano rifugiate per riprendersi dalle fatiche della vicenda nella quale erano stati coinvolti.

Solo dopo diversi minuti uno dei due parlò.
- Quindi non è finita. – disse con un’ombra di delusione nello sguardo.

- No amico mio. Temo proprio di no. – Rispose Manlio Dellastiara.

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un racconto breve di Ago

8 commenti:

  1. Complimenti per il tuo modo di scrivere! Non dev'essere facile scrivere di questi argomenti, almeno per me non lo sarebbe perché non è il mio genere, ma per me sei molto bravo a scrivere!
    Buona giornata a presto ... Dream Teller ^^

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    1. Ciao DT, ti ringrazio molto. Anche per me è una faticaccia!!

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  2. WOW AGO semplicemente spettacolare questo capitolo!C'è di tutto in questo ottimo capitolo!Horror,drama,thriller e action!Hai miscelato tutto molto bene e la parte finale quella del "vapore" che vaga per tutto l'ambiente l'ho trovata di buon gusto!Deduco che non si tratta ancora dell'ultimo capitolo...o perlomeno se lo è,la storia si dipanerà ancora,con un seguito!A prima vista può sembrare che il tenente Dellastiara abbia vinto....ma ovviamente non è cosi!Non è mica cosa semplice sconfiggere cosi il male!Non sto dicendo che la "lotta" è stata troppo semplificata...questo no,dico soltanto che è solo un assaggio di quanto ancora deve avvenire....non è cosi AGO?

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    1. Non c'è stata lotta. Il male non è sconfitto. Solo che ora Manlio sa che esiste.
      Non è poco.
      Staremo a vedere come il nostro tenente reagirà.

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  3. è quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare.

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  4. Tranquillo Manlio, li farai secchi tutti ;)

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    1. Chiederemo una mano al Menestrello...

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