martedì 26 giugno 2012

Il mio gatto - racconto fantastico


Cosa stia facendo il suo gatto lì seduto, per Giulio è un mistero. Da quando si sono trasferiti in quella casa, alcune settimane, non è più lo stesso. E adesso Giulio non riesce a capire cosa stia facendo lì. Piantato.
Osservando l’animale, Giulio non può non riportare alla mente il loro primo incontro. Si ricorda perfettamente di quella sera. Il cielo che sembrava prendersi gioco di tutto. Della città. Di lui e di tutti quei milioni di persone, che si affannavano in un maggio che sembrava novembre, a portare a termine i propri inutili scopi con indosso maglioncini di cotone più o meno di marca, che tutto facevano fuorché tenere caldo.

Per ripararsi da una folata più forte, Giulio si infilò in un vicolo. Era tardi. Era buio.
Ai margini di una pozzanghera larga quasi quanto la strada, vide una creatura. Tremolante. Qualcosa lo attrasse di quel fagotto lurido. Quando Giulio si avvicinò, vide che sotto alcuni strati di lordura, si agitava goffamente un micetto tutto pelle e ossa. E pelo sporco.

A dire il vero, a Giulio erano sempre stati antipatici i gatti. Da sempre preferiva le bavose carezze di un Labrador o di un Boxer. L’espressione gioiosa di un Maremmano e adorava i Bull Terrier. Ma gatti: niente.
Mangiare, dormire e farsi il bidet. In questi tre verbi Giulio circoscriveva la vita di quelle creature.
Comunque lo raccolse, sentendo nell’orecchio la voce lontana della sua cara sorellina. Hai la sindrome di Madre Teresa! Diceva quell’impertinente. Lo raccolse avvolgendolo nelle pieghe del maglione. Lo raccolse frenando un moto di disgusto. Lo raccolse e lo portò a casa.
Lo lavò Giulio. Gli diede da mangiare latte caldo.
Si affezionò, infine.

Ogni volta che lo sentiva giocare, la mente correva a Charles B. e ai suoi nove amici felini. Per me questo è il primo e l’ultimo, pensava.
Quello scheletro peloso crebbe fino a diventare un gatto adulto e forte. Bianco a macchie arancioni. Ciarli. Naturalmente in omaggio a Charles B.
Dopo quattro anni di cure e attenzioni Giulio non ha cambiato di una virgola la sua opinione sui gatti. Ma su Ciarli...
Giulio ormai considera Ciarli un esemplare fuori dall’ordinario. Lo ha fatto diventare il vero padrone di casa.
Ne combina anche di brutte, non si creda il contrario. Rompe vasi, tazze a cui Giulio è molto affezionato. Graffia amici.
Una volta ha addirittura pisciato sul computer.
Però sono diventati amici.

Dal trasloco Ciarli si mostra irrequieto. E Giulio preoccupato.
Questa sera Giulio si prepara un panino, stanco del lavoro di sistemazione. Una birra anche.
Vede Ciarli osservare l’angolo nero tra la vecchia cucina a gas e il muro. Lo vede sedersi lentamente e arrotolare la coda intorno alle zampe. Sta lì per tutta la durata della cena. Giulio lava i piatti, sistema le ultime cose. Si fa una doccia.
Ciarli sempre lì. Pietrificato.
Si avvicina a Ciarli, che neppure gira la testolina. Giulio non vede niente. Lo sguardo di Ciarli sempre fisso. Forse perso.

Ogni tanto inclina il capino, come per osservare meglio. Giulio prova a mettersi dietro di lui. E sbirciare: niente.
Uno spicchio di buio incastonato nell’angolo. Forse un batuffolo di polvere. Magari qualche ragno. Insomma, deve ancora pulire...
Sta lì con lui. Una buona mezz’ora. Ancora niente.

Allora si alza. Ricomincia a ordinare. La casa è un caos e di certo le cose non si sistemano da sole. Poi rientra in cucina. E di Ciarli vede solo la coda che sbuca da quel pertugio scuro.
Va a vedere. Sparito. Ciarli non c’è più.

Gli viene in mente Borges. All’improvviso. E cerca l’aleph felino che si è portato via il suo Ciarli. Sposto la testa in su e in giù. Socchiude gli occhi.
Mentre cerca con lo sguardo un punto in cui tutto è riflesso, Giulio pensa a cosa lo aspetterà l’indomani. Devo pagare le bollette e telefonare a Viola. Farle capire quello che provo per lei. Devo affrontare quello sguardo sdegnoso. Domani avrò anche un colloquio di lavoro. Il lavoro che ho sempre desiderato! O no?

Poi, d’improvviso, eccolo! Ora capisce. Ora lo vede. Si sente attratto. Irretito.

Devo resistere! Devo fuggire, pensa. Viola. Il lavoro. Le bollette!

Ma perché poi?

Viola sarà sempre irraggiungibile. Il lavoro porterà solo delusioni. È la lontana voce irriverente della sorella. È Ciarli che lo chiama da di là.

Giulio sente pesanti le palpebre. Intorno a lui il mondo fluttua.

Di là tutto è più bello! Di là è meglio.

Aspettami Ciarli. Arrivo.

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un racconto fantastico di AGO

3 commenti:

  1. Bello. Commovente. Il gatto salva il suo padrone. :)

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    1. Grazie Salvatore per i tuoi commenti (anche agli altri racconti)! Mi farebbe piacere se ti unissi al sito! AGO

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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